Un po’ di storia

Un po’ di storia

alpenstockQuando, verso la metà degli anni ’70, a livello nazionale, stava avvenendo un cambiamento importante all’interno dello scoutismo cattolico italiano e cioè nelle associazioni dell’AGI e dell’ASCI (le guide e gli scout di allora erano nettamente divisi fra di loro) a Salzano esisteva già un gruppo di scout che fu coinvolto anch’esso da questo avvenimento storico. Sicuramente chi partecipò e si impegno in quel trascorso periodo (anni ’76 – ’79) non poteva conoscere bene né il metodo educativo con cui rivolgersi ai ragazzi, né la vita di crescita della comunità dei capi scout della nuova associazione che si chiamo AGESCI: Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani. Un giovane sacerdote appena giunto in parrocchia a Salzano diede un forte impulso alla formazione della Co.Ca. (Comunità Capi), interessando, all’inizio, alcuni giovani di buona volontà alla proposta e aggregandoli all’unico capo scout proveniente dal vecchio gruppo ASCI. Questi si mostrò molto convinto della bontà e della riuscita del nuovo gruppo. Infatti, oltre ad essere l’animatore della nuova Co.Ca, diresse anche il primo reparto degli scout AGESCI. Già dall’inizio, questa proposta entusiasmò e coinvolse tutti i giovani capi: dalla ristrutturazione della vecchia sede, alla partecipazione nelle riunioni della Comunità Capi di Scorzè; dalla scoperta del metodo educativo scout e attività tipiche proprie della squadriglia e del reparto, alla gioia di partecipare ad un servizio serio ed attivo in parrocchia per conoscere inoltre più a fondo l’associazione attraverso i primi campi scuola, gli incontri di zona, le route… Durante il primo anno di vita della Co.Ca. anche i nuovi capi fecero la loro promessa scout. Fu un momento particolarmente sentito da tutti. In seguito, dopo il primo anno, la comunità dei capi crebbe di numero ed aprì le porte alle donne. E’ opportuno ricordare il profondo legame che univa i capi scout e gli animatori dell’altra associazione presente in parrocchia, anch’essa in grande crescita, l’ACR: Azione Cattolica Ragazzi. Non fu solo lo spirito di servizio verso i ragazzi della nostra comunità, ma la radicale e profonda crescita spirituale condivisa tra gli animatori ACR e i capi scout ed altri amici, che contribuì a creare un’impronta forte e serena nel mondo giovanile parrocchiale. Negli anni ’77 – ’78 entrarono dunque a far parte della Co.Ca. anche le donne. Non fu facile allora convincere alcuni che sarebbe stato non solo bello, ma notevolmente arricchente aprire le porte del metodo scout alle ragazze: bisognava dimostrare ancora una volta la bontà ed il fine educativo di ciò. questo è stato l’impegno forte delle prime capo scout, che crearono con grande convinzione il primo reparto femminile, concretizzando nell’estate del 1980 il campeggio estivo dimostrando all’intera comunità locale assoluta necessità di progredire con il metodo scout. Chi, in quegli anni, pensava che il gruppo scout fosse “chiuso e fine a se stesso” si convinse, dopo il tremendo terremoto che la sera del 6 maggio 1976 sconvolse la regione Friuli causando molti morti e senzatetto, che non era proprio così: alcuni giovani capi scout di Salzano, diedero la loro totale disponibilità aiutando gli sfortunati, in Friuli, nel duro lavoro di soccorso e sostegno alle persone rifugiate nelle tendopoli. Così pure avvenne con il terremoto dell’Irpinia, negli anni successivi, cui diedero la loro collaborazione alcune giovani capo guida del gruppo scout. La tappa più importante, comunque, raggiunta in quegli anni è stata la partecipazione dell’intera Co.Ca. alla 1^ Route Nazionale dei Capi svoltasi a Bedonia, che aveva per tema “Una proposta educativa per gli anni ’80”. Essa segnò una svolta ed una nuova impronta per lo scoutismo proposto ai ragazzi della nostra comunità e per gli anni a venire. Non sono da dimenticare le caratteristiche particolari che hanno segnato l’esperienza di quei primi campeggi: i mezzi assolutamente poveri (nei vecchi zaini di tela di sacco , già usati dagli alpini, trovava posto ciò che bastava per un campo estivo od un campo mobile: la vecchia gavetta di alluminio, la pentola appesa, la tenda di tela di cotone, con i pali di ferro…); la semplicità dei giochi e le canzoni…; l’essenzialità nei mezzi e nello stile (bastava la camicia e il fazzolettone). Ora dopo più di 35 anni, i vecchi capi ricordano le emozioni vissute e lontane nel tempo, ma presenti nello spirito e nella persona, tradotte dalle esperienze in quei valori che hanno cercato di trasmettere ai ragazzi ai quali si rivolgevano.



Condividi questo articolo.